Ammettiamolo, non è stata la settimana più brillante del mese: ciclo, mal di testa, tosse e, ciliegina sulla torta, sono afona come un pesce. Ho fatto poche foto, la luce faceva perlopiù schifo.
Insomma, cara grazia che c'è la lista:
- Luca che mi chiama per mostrarmi i pipistrelli che svolazzano sopra casa nostra
- la mia vicina che dice con trasporto: "Ma Amelia è bellissima!"
- pranzare con gli amici genovesi in visita a Pavia
- proseguire con le prove di tintura al papavero
- la Quarta che mi si incolla a suon di fusa
- scoprire che gli idraulici hanno già scaricato i termosifoni a casa nostra (che poi non si montino da soli è un'altra storia)
- liberarsi di quasi tutto il ciarpame del polacco, addio banco frigo inutilizzabile!
- sfruttare i momenti di insonnia da mal di testa + raffreddore per collocare mentalmente i nostri mobili nella casa nuova, e scoprire che il nostro tavolo in cucina ci sta. Poi parlarne con Luca e scoprire che anche lui ci pensa nei momenti morti
- parlare del mio progetto di acquario marino mediterraneo con polpo e trovare qualcuno che mi dà retta anziché guardarmi come una mentecatta
- fare gomitoli seduta sulla sdraio nella luce del tramonto
- prenotare l'amico imbianchino
- ascoltare Luca che rilegge il Ramayana ai bambini (la prima volta era a Pasqua, a Bobbio)
- comprare due abiti di cotone a 30 euro totali
- attaccare i bottoni al maglione di Ettore e fotografarlo, fregandosene della vecchia che guarda
- i miei bambini che si divertono con le bolle di sapone e i fischietti ad acqua
- fare colazione in un vecchio caffè torinese
- un fruttuoso giro al Balon
- trovare un braciere arabo come lo volevamo e un mobile perfetto per la casa nuova, il tutto a meno di 100 euro
- i mercatini dell'usato di Torino, miniera di ogni meraviglia
- scoprire che il mobile di Andezeno che vogliamo usare è messo molto meglio di come lo ricordavamo, anzi, non vedo l'ora di riverniciarlo e rimettergli le maniglie
- trovare in un baule cose bellissime e curiose
- l'agrigelateria di Poirino
- tricottare al sole, e fare un passo in avanti con il pattern
- una lunga telefonata con un'amica, per quanto io fossi senza voce
- perdere la voce: il mondo ti lascia molto più in pace (a parte rari mentecatti)
lunedì 20 maggio 2013
Musa's Box torinese
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mercoledì 15 maggio 2013
Tingere con i papaveri
Negli ultimi tempi, la mia passione per la lana ha preso una china pericolosa.
Tutto è cominciato con 4 gomitoli di lana e alpaca, presi per il loro prezzo incredibilmente basso ma di un colore tristissimo: bianchi e grigi.
Pensa che ti ripensa, mi sono ricordata di un vecchissimo post della Casa nella Prateria. E ho colorato di rosso ciliegia 3 gomitoli su 4, ottenendo questo effetto:
Però chi mi conosce un minimo lo sa: non potevo accontentarmi di un successo così "facile". Quindi mi sono procurata della lana ancora da tingere (su eBay si trovano rocchettoni industriali a prezzi davvero bassi) e, con l'aiuto di un manuale comprato tanti anni fa per altri scopi, ho cominciato a sperimentare.
Alcuni esperimenti (es. l'ortica) sono falliti miseramente, forse a causa del periodo in cui ho colto l'erba. Altri (es. la romice) sono andati così così. Il papavero invece è stato un clamoroso successo.
La foto qui sopra mostra il colore di partenza (rocchettone centrale) e le diverse colorazioni che sono riuscita a ottenere dai vari bagni.
Il papavero è entusiasmante per due motivi:
1 - ha un grande potere tintorio, quindi il bagno colore si può usare svariate volte (al momento sono al quarto bagno)
2 - il colore finale tende al blu o al rosso a seconda del mordente usato: se si mordenza la lana con l'allume di potassio, vira al blu, mentre se si mordenza con l'aceto il colore finale tenderà al rosso.
Nella foto, si vedono, a partire da ore 8 e andando in senso orario:
- un primo bagno mordenzato con allume
- un secondo bagno mordenzato con allume
- un secondo e terzo bagno mordenzati con aceto (la differenza di saturazione è minima, ormai non li distinguo più)
- un primo bagno mordenzato con aceto
Il procedimento è davvero semplice:
Andate in un campo di papaveri e raccoglietene quanti volete, con l'aiuto possibilmente di manodopera minorile e stando attenti a prendere solo i petali (tanto si staccano da soli, basta prenderci la mano). La quantità minima per ottenere un bel colore è 3 etti di petali per un etto di lana, ma cogliendone di più si ottiene un bagno colore più carico.
A casa, bollite i petali in poca acqua e lasciate riposare per qualche ora.
Contemporaneamente, mordenzate la lana.
Se volete che il colore viri al blu, sciogliete un cucchiaio di allume di potassio (si trova in farmacia in panetti, poi basta pestarlo per polverizzarlo) nell'acqua necessaria a coprire abbondantemente un etto di lana in matassa e portate a ebollizione a fuoco lento. Bollite per un'ora.
Se volete che il colore viri al rosso/vinaccia, bollite la lana per un'ora in acqua e aceto bianco in pari quantità.
Filtrate il bagno colore strizzando bene la poltiglia di petali cotti e mettetelo in una pentola. Immergetevi la lana mordenzata, aggiungete eventualmente acqua per coprire la lana e riportate a bollore a fuoco lento. Quando bolle, spegnete e lasciate riposare per una notte. Scolate per un'oretta senza strizzare.
Poi risciacquate la lana in acqua fredda finché non cola più colore e asciugate all'ombra.
Dovete solo usare due accorgimenti: non sottoporre la lana a shock termico (se no si infeltrisce) e usare pentole di acciaio.
A questo punto, visti i risultati ottenuti da completa inesperta, non vedo l'ora di seguire il seminario di tintura a cui mi sono iscritta e mettere in pratica ciò che imparerò.
lunedì 13 maggio 2013
Musa's Box ittica
Settimana di delirio sul lavoro e di grandi decisioni per la casa (ebbene sì, i lavori stanno cominciando). E piena di cose belle:
- Amelia che impara ad andare in bicicletta
- ritrovarsi tutte e 3 a stendere i panni di prima mattina
- fare shopping informatico (un hard disk esterno e una chiavetta)
- il colorificio, con le sue infinite attrazioni
- fare shopping con Ettore (sandali per lui, tazze per me)
- comprare delle bellissime tazze da tè per la casa nuova
- chiacchierare con la vicina, provata per la persecuzione della vecchia
- il pranzo con un'amica, sebbene di corsa
- raccogliere papaveri e camomilla
- trovare una sistemazione soddisfacente per termosifoni, attacchi del gas e prese elettriche
- trovare un piccolo tritone vicino allo stagno delle rane, che meraviglia!
- le prove di tintura col papavero, di cui parlerò più diffusamente
- la pizza asparagi e mondina (formaggio fatto da Luca, a immagine del brie)
- fare colazione con la focaccia genovese
- un giro in Canneto
- Slow Fish, tutto diverso ma sempre interessante
- il mercato ittico con guardaroba del pesce: 4 sugarelli, 3 pagelli e un codarossa
- Luca che scampa un calcinaccio per un soffio (poteva rimanere offeso!)
- i bambini che giocano al Porto Antico
- il barbiere tedesco nei vicoli
- la tartare di orata della Cooperativa Aqua di Lavagna
- arrivare a casa appena in tempo per evitare un acquazzone di tutto rispetto
- fare la spesa di frutta e verdura in via del Campo
- Luca, sempre e comunque
- trovare un intero banco dedicato alla liquirizia
- il sidro brut messo in fresco
- le infinite coccole con le gatte
- fare gomitoli al sole
- decidere la collocazione dei mobili nella casa nuova
Dopo un finesettimana così, è davvero difficile staccarsi da casa e tornare in ufficio, soprattutto quando la prima telefonata del giorno è quella di un docente che pretende di fregarsene delle regole e si incazza non con chi ha fissato tali regole (peraltro sensatissime) ma con te che le fai rispettare.
Immaginatemi con una faccia così:
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lunedì 6 maggio 2013
Musa's Box dei lavoratori
Settimana strana, con un giorno di festa che per certi versi è stato più dannoso che vantaggioso. Però pienissima di cose belle (e relative foto):
- La corsa delle onde di Maggie Stiefvater, il contrario dello stereotipo della narrativa Young Adult
- fare gomitoli di un enorme rocchettone di lana verde
- intraprendere un progetto a maglia forse un po' troppo ambizioso ma molto stimolante (e reiniziarlo 4 volte prima di capire del tutto, ma vabbe')
- avere la certezza che saranno termosifoni, e non stufe del cazzo
- tante coccole con la Pinta, ma anche con la Quarta e col Quarto
- Supernatural, da sola e in compagnia
- un primo maggio magari senza sole splendido, ma con un tempo tutt'altro che disprezzabile
- rivedere il mio animale sciamanico, dopo tanto tempo che non ci parlavamo, e riceverne consigli saggi
- Ettore che fa il grande con i mostri, ma poi si vuole addormentare vicino a me, caldo e profumato
- riuscire a portare Ettore dal barbiere, e trovare posto immediato per un colpo di gran culo
- incontrare per vie traverse una persona che potrebbe esserci molto utile per il trasloco, piena di energie e buonumore
- stare con Luca, sempre
- celebrare con il cerchio, dopo mesi in cui non ci si trovava più, e sentire una grande energia
- il pic-nic nel cerchio di pietre del polacco, sotto la betulla
- Officinalia, con le sue cosine belle (2 abiti e una maglia) e utili (detersivi ed erbe aromatico-officinali)
- incontrare per caso un'amica col suo bambino più recente
- mostrare la mia casa nuova a mio papà, e sentirlo entusiasta
- un gelato con calma, sentendo di avere tutto il tempo del mondo
- Ettore che fa conquiste
- un weekend di sole, finalmente (ehm, al 75%, dai)
- E poi, Paulette...: molto carino, anche se secondo me la fine è un po' affrettata
- il gelato all'acerola, con tutto il ridere che abbiamo fatto
- un pomeriggio passato a camminare, tra il bosco allagato, i campi e gli animali
- guardarsi negli occhi e decretare: pizza
- conquistarsi la stanza verde, dopo aver trattato sul colore dell'altra
- fare esperimenti di tintura, o almeno provarci
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lunedì 29 aprile 2013
Musa's Box della Liberazione
E così siamo alla fine di aprile. Eppure pare non dico novembre, ma ottobre ci starebbe tutto!
Consoliamoci con le cose belle:
- il ritorno del sole, purtroppo (pare) non definitivo
- portare un'amica a vedere la casa nuova ("Questo gazebo è perfetto per il drawing down!"), e passare il pomeriggio con lei
- Luca che prepara la pizza
- la settimana corta
- l'antropologia forense
- i miei bambini e i loro amici che aiutano nel giardino del polacco, mentre io strappo erba come una capra invasata
- la mia vicina che si innamora di casa mia e progetta di venire a stare nella casa accanto, quando si libererà
- mia madre e mio nonno finalmente a casa mia, nonostante tutte le loro paure per la fatica che faremo e le spese che avremo
- i dolcetti siciliani, yum!
- un pranzo egiziano improvvisato, in 9 a tavola (preparandoci a diventare 11, quando le gemelle saranno appena un po' più grandi)
- tricottare al sole, aspettando Luca
- riposarsi con un libro, mentre Luca progetta lo zampillo per lo stagno delle rane
- una visita inaspettata, e mostrare di nuovo la casa del polacco
- spingere mia madre a comprare una cosa che magari non userà tanto, ma sarà felice di avere. E poi a quel prezzo...
- un giro per Pavia con un'amica, e avere la scusa per una torta del Peach Pit ("sai, Amelia deve ancora fare colazione...")
- finire il maglione di Ettore
- fare felici la mia vicina e amici suoi, regalando mobili e stoviglie che non mi servono
- la visita di una coppia di cugini, persone favolose che mi dispiace non riuscire a vedere più spesso
- cominciare a pulire il gazebo/casetta
- il mio ultimo acquisto su Amazon
- fare una promessa a una bambina (e volerla mantenere ad ogni costo)
- la torta salata di Taggia, ripiena di coste e finocchi
- salvare la vicina dalla vecchia odiosa, e finire a fare il pane arabo con lei
- tante coccole con la Pinta, che è un po' giù di corda per lo strapotere della Quarta (ebbene sì, la politica felina non fa meno schifo di quella umana)
- un preventivo molto favorevole, e poter recuperare materiale dai vicini
- la ricetta perfetta dello zenzero candito
- fare una torre di pancake per la colazione della domenica
- i conigli con le chiappette al vento
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venerdì 26 aprile 2013
Il mio 25 aprile
Quando ero piccola, il 25 aprile era più l'anniversario di nozze dei miei genitori che una festa civica. Un po' per caso, un po' volutamente, perché veniva visto come una festa "comunista" e i miei erano di tutt'altra parte.
Oggi che ho 36 anni e 2 figli, non riesco a capire la freddezza dei miei.
Se penso al periodo dall'8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, io non riesco a non immedesimarmi. Mi immedesimo nella famiglia di mio nonno, che periodicamente subiva perquisizioni perché si sospettava (a ragione) che mio nonno e i suoi fratelli rubassero la seta di certe attrezzature militari per rivenderla al mercato nero. Ma mi immedesimo anche in una qualsiasi famiglia di campagna. Stai facendo colazione, preparandoti per una giornata di duro lavoro, o sei a cena, finalmente a riposo, e ti irrompono in casa dei militari che cercano un ebreo, un partigiano o un inglese. E magari tu, per carità umana, quell'ebreo/partigiano/inglese lo stai davvero nascondendo.
Non riesco a non immaginare la paura, mia e dei miei bambini. Non riesco invece a immaginare pienamente l'orrore di quella violenza cieca e indiscriminata, sia fisica sia psicologica.
Se penso che ad un certo punto tutto questo è finito per milioni di persone, non riesco a trattenere lacrime di gioia. E rabbia per quello che è stato.
Dicono che il 25 aprile è una festa obsoleta. Forse lo è, dopo 70 anni. Ma non lo è nella misura in cui ci ricorda che viviamo liberi: liberi dalla violenza e dalla paura. Questo non lo trovo obsoleto.
Se proprio proprio volessimo "svecchiare" il 25 aprile, un modo ci sarebbe. Ieri parlavo ai miei bambini e ai loro amici egiziani del significato del 25 aprile e, mentre parlavo, pensavo che ci sono popoli e persone che un 25 aprile non ce l'hanno. Ci sono persone che nel loro Paese subiscono le stesse violenze vissute dai nostri nonni, e cercano di fuggire, di salvarsi. Attraversano mari e deserti, rischiano la vita per arrivare da noi, che viviamo in pace. Non sono diversi dagli ebrei che fuggivano in America o in Inghilterra.
Eppure noi li trattiamo come parassiti, come pesi morti.
Ecco, se volessimo rendere più attuale il 25 aprile, la via potrebbe essere questa: renderla una festa della pace e della conciliazione internazionale, un momento di consapevolezza non solo su quella guerra che sembra tanto lontana (ma non lo è) ma anche sulle guerre che sono ancora in corso, e che vengono combattute come sempre sulla pelle della povera gente.
Oggi che ho 36 anni e 2 figli, non riesco a capire la freddezza dei miei.
Se penso al periodo dall'8 settembre 1943 al 25 aprile 1945, io non riesco a non immedesimarmi. Mi immedesimo nella famiglia di mio nonno, che periodicamente subiva perquisizioni perché si sospettava (a ragione) che mio nonno e i suoi fratelli rubassero la seta di certe attrezzature militari per rivenderla al mercato nero. Ma mi immedesimo anche in una qualsiasi famiglia di campagna. Stai facendo colazione, preparandoti per una giornata di duro lavoro, o sei a cena, finalmente a riposo, e ti irrompono in casa dei militari che cercano un ebreo, un partigiano o un inglese. E magari tu, per carità umana, quell'ebreo/partigiano/inglese lo stai davvero nascondendo.
Non riesco a non immaginare la paura, mia e dei miei bambini. Non riesco invece a immaginare pienamente l'orrore di quella violenza cieca e indiscriminata, sia fisica sia psicologica.
Se penso che ad un certo punto tutto questo è finito per milioni di persone, non riesco a trattenere lacrime di gioia. E rabbia per quello che è stato.
Dicono che il 25 aprile è una festa obsoleta. Forse lo è, dopo 70 anni. Ma non lo è nella misura in cui ci ricorda che viviamo liberi: liberi dalla violenza e dalla paura. Questo non lo trovo obsoleto.
Se proprio proprio volessimo "svecchiare" il 25 aprile, un modo ci sarebbe. Ieri parlavo ai miei bambini e ai loro amici egiziani del significato del 25 aprile e, mentre parlavo, pensavo che ci sono popoli e persone che un 25 aprile non ce l'hanno. Ci sono persone che nel loro Paese subiscono le stesse violenze vissute dai nostri nonni, e cercano di fuggire, di salvarsi. Attraversano mari e deserti, rischiano la vita per arrivare da noi, che viviamo in pace. Non sono diversi dagli ebrei che fuggivano in America o in Inghilterra.
Eppure noi li trattiamo come parassiti, come pesi morti.
Ecco, se volessimo rendere più attuale il 25 aprile, la via potrebbe essere questa: renderla una festa della pace e della conciliazione internazionale, un momento di consapevolezza non solo su quella guerra che sembra tanto lontana (ma non lo è) ma anche sulle guerre che sono ancora in corso, e che vengono combattute come sempre sulla pelle della povera gente.
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lunedì 22 aprile 2013
Musa's Box di metà aprile
Uuuuuh, settimana stancante e intensa, ricca di incazzature ma anche di cose belle:
- tricottare vedendo il senso di quello che sto facendo
- le chiacchiere con la vicina egiziana (che confermano quanto le famiglie felici si somiglino, non importa la nazionalità, non importa la religione, non importa il numero di figli)
- avere le conferma che non discenderò da un'antica famiglia ricchissima, ma il mio cervello qualche funzione logica ce l'ha ugualmente
- innamorarmi della mia nuova casa ogni volta che ci metto piede, nonostante tutto il lavoro che dovrò farci e i soldi che dovrò spenderci
- spendere 82 euro per l'intero guardaroba estivo dei miei due figli, comprese 5 paia di scarpe (grazie a Terres des Hommes Pavia)
- il gelato gusto cheesecake, e farlo provare a Luca il giorno dopo
- i miei nuovi ombretti Neve, Gossip e Carnaby
- chattare con un'amica lontana, che non so se quest'anno riuscirò a rivedere
- ringraziare tutti gli dei e la fortuna e qualsiasi altra forza cosmica del fatto di essere in salute e che tutti i miei cari lo siano, gatti compresi
- diventare amiche, unite dal fatto di essere donne, madri, mogli e soprattutto chiacchierone nonostante l'ostacolo della lingua
- i miei bambini sporchissimi e stanchissimi per aver giocato un sacco fuori casa
- alzarsi alle 3 e, non riuscendo a dormire, scrivere con le gatte addosso
- un sabato da dedicare a Luca e alla nuova casa
- Quarta e Rachel che ci seguono fin dal polacco, decidono di tornare da sole e il mattino dopo ci sono, coccolose e sfuseggianti
- una minipennica di coppia
- le coccole con la Quarta, appiccicosissima per via del brutto tempo
- la vellutata zucchine e aglio orsino, con un cucchiaino di crema di rafano
- lo zenzero candito secondo la ricetta di una mia collega, che fa scorzette da urlo
- il primo arrivo di Dark Horse presenta
- imparare a usare gli aghi circolari da 20 cm (ma che fatica!)
- pulire tutto un pomeriggio, e cominciare a vedere qualche cambiamento
- sentirmi dire, riguardo la casa nuova: "Non ti invidio per la fatica che dovrai farci, ma ti invidio per il resto"
A proposito di casa nuova, c'è qualcuno che sa dirmi che fiori sono questi? Il polacco li ha piantati un po' ovunque e sono bellissimi.
martedì 16 aprile 2013
Casa
Con le case ho sempre avuto un rapporto particolare: se me ne innamoro, è con un'intensità senza pari.
Ho molto amato la mia prima casa: minuscola (20 metri quadri scarsi), ma adatta a me. Se fosse stata mia, avrei sfruttato quel soffitto altissimo per farci un soppalco. Invece ero in affitto, e in realtà è durata meno di due anni. Perché ho conosciuto Luca e non aveva senso tenere due case, soprattutto quando una delle due era gratis.
La casa dove vivo ora è grande e bella. Le voglio molto bene, ci ho lavorato molto e l'ho adattata alle nostre esigenze tramite infiniti traslochi (in media uno ogni 6 mesi, ho calcolato). Era di Luca, quando ci sono entrata. Ed ora è mia, nostra. È impregnata di ricordi, di gran lunga più belli che brutti. E affaccia su un cortile che è stato più luogo di amicizie che di scontri, nonostante ancora adesso ci sia una persona sgradevolissima (contro cui facciamo fronte comune con gli altri vicini).
Da tempo, però, sognavo una certa casa, sempre di proprietà dell'azienda. Più isolata (un solo vicino, che ci dà le spalle), con un giardino tutto suo, in mezzo al bosco. Una casa gialla, non rosso scuro come la nostra, con tante finestre che mi facevano ben sperare (la nostra casa attuale è un po' scura).
Sapevo che la persona che ci abitava sarebbe andata in pensione entro un tot di anni, e mi sono seduta sulla riva del fiume per veder passare non il suo cadavere (per carità, è un uomo meraviglioso, mi mancherà tantissimo) ma il furgoncino che lo riportava in Polonia.
Ora quel furgoncino è passato. Ho ereditato una chiave, un pesce rosso obeso e 20 anni di ciarpame da smaltire. Ma anche una casa che ai miei occhi è la più bella del mondo: luminosa, spaziosa, accogliente. Non riesco a credere che sia mia. Non mia di proprietà, ovviamente, ma mia da godere, da arredare, da vivere.
Mi aspetta una stagione (più probabilmente due) di duro lavoro e incazzature a mille (dobbiamo mettere l'impianto di riscaldamento, quindi, se l'azienda non accoglierà l'idraulico di nostra scelta, temo che mi prenderò le stesse incazzature di quando ho spostato la cucina). E dovremo pulire, spostare, spendere.
Ma, alla fine di tutto questo, sarò a casa mia.
lunedì 15 aprile 2013
Musa's Box polacca
No, non mi sono trasferita. Non sono in viaggio. È che, per una serie di coincidenze, la settimana è stata all'insegna della Polonia.
Guardate qua:
- Pesca al salmone nello Yemen: un libro curioso e delicato, divertente e poetico. Non ci si fanno grandi risate, ma si pensa tanto. Con leggerezza e un po' di amaro in bocca
- cominciare un pattern che si annuncia tosto e divertente, con i miei nuovi, meravigliosi ferri circolari KnitPro
- l'agnello di pasta di mandorle proveniente da Maglie, Puglia
- l'avocado, condito solo con sale e pepe
- il caso che mi spinge verso ArcoBonsai
- mio marito che si inventa soluzioni creative per le gatte
- mio figlio che mi chiede di fare la pace, ammettendo di avere sbagliato
- avere un sacco di idee malvagie per il quarto Sholeh Zard, intanto che viene pronto Zohar, il secondo
- fare gomitoli con i figli, e ridere da matti
- decidere di partecipare al primo saggio da anni (l'ultimo l'ho fatto 5 anni fa ed era un giugno freddissimo: sarà stato il clima a convincermi?)
- produrre 194 pierogi, insieme alla mia amica Cristina e alla mia mamma, cooptata per l'occasione
- mangiare i pierogi!
- fare la maglia in cortile, con tutte le bambine intorno, e scoprire che la mia vicina egiziana può insegnarmi l'uncinetto tunisino
- approfittare del sole per fare qualche foto e stare fuori tutti insieme, con grandiosi sogni di tricotthè bucolico e multietnico
- il mio nuovo anello di madreperla, made by Euforilla
- l'arrivo di un pacco più sostanzioso di quello che ricordavo (aver fatto l'ordine un mese fa contribuisce all'amnesia)
- una cena stupenda con un amico che non vedevo da quasi 20 anni e una deliziosa nuova conoscenza
- una passeggiata al sole con mio figlio, godendocela entrambi
- il pane arabo appena sfornato dalla vicina egiziana
- le mandorle di Sholeh Zard, con un pizzico di pepe in più (e col suggerimento di metterle sotto miele)
- e infine la grande notizia: il polacco se n'è andato! E finalmente abbiamo le chiavi della casa nuova, ce la siamo rimirata e misurata tutta. Lo so che non è nostra, lo so che dobbiamo farci i lavori per mettere il riscaldamento, lo so che ha un bagno minuscolo e senza bidet (forse rimediabile buttando giù una parete), ma è bellissima e ne sono innamorata follemente, perdutamente. Ci sarà tutto il tempo per tornare alla realtà, quando tremerò di freddo e maledirò l'universo ad ogni bolletta. Ma per ora mi godo il pensiero della mia nuova casa, del mio nuovo giardino e del mio nuovo acquario da 500 litri con annesso pesce rosso obeso.
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lunedì 8 aprile 2013
Musa's Box post pasquale
Settimana in cui il brutto tempo non ci vuole mollare. Ma noi non ci arrendiamo e cerchiamo sempre di trovare il lato positivo:
- cercare semi su Internet con Luca
- una mattina senza dover sbraitare
- svegliarsi da un brutto sogno e rannicchiarsi contro Luca
- un pomeriggio in cui i miei figli possono finalmente giocare in cortile
- l'arrivo di un pacco ben sostanzioso, lane stupende a non finire
- la meravigliosa serendipity per cui ho trovato un corso di tintura naturale quasi subito dopo aver formulato il desiderio di frequentarlo (e oltretutto cade nello stesso weekend di Slow Fish, cosa che mi permette di unire due attività piacevoli nella stessa città)
- un mezzo pomeriggio con un'amica che non vedevo da un po' e che sono contentissima di sentire così felice
- una passeggiata di prima mattina, nonostante il freschetto
- un tè con un'altra amica, una di quelle piacevoli consuetudini a cui ci si abitua presto
- finire lo scaldacollo per mia cognata e fotografarlo nonostante la luce orribile
- scegliere i bottoni con Ettore e Amelia, regalargliene un po' e sentirli contenti come se gli avessi dato dei diamanti
- il risotto asparagi, pere e taleggio
- l'acquario di Milano, gratuito e bellissimo (accidenti a me che mi sono dimenticata a casa la macchina fotografica), con ambienti ricostruiti benissimo e in una cornice stupenda, perché non viene valorizzato a palla?
![]() |
| Source: http://www.flickr.com/photos/beccabas/3879541767 |
- giocare con un piccolo polpo che cambia colore come se fosse finto: altro che camaleonti!
- il castello sforzesco di Milano e i suoi musei, a soli 3 euro ad adulto
- Ettore che si fa coraggio ed entra nella sala dove sono esposte ben due mummie, che poi uscendo saluta per prudenza
- i miei bambini davanti alla Pietà Rondanini
- un nuovo libro di draghi
- trasferirci in tutt'altra zona della città (Porta Venezia, avevamo voglia di cucina africana) e trovare anche lì un liberty mozzafiato
![]() |
| Source: http://www.flickr.com/photos/ribl/375617687/ |
- l'emporio Lanar (non ho comprato nessun filato, ma ci tornerò per la qualità della lana e la gentilezza delle persone che ci lavorano)
- accarezzare un vitello affettuoso e coccolare un toro viziato
- le pere al forno con lo yogurt
- un invito a cena gradito e inaspettato
- il brunch del Peach Pit
- la domenica con Luca
- fare un po' di ordine e pulizia, sperando che la prossima volta che farò un lavoro del genere sia per il trasloco
- ritrovare cose che avevo preso o mi avevano passato tempo fa per i bambini, e che adesso vengono proprio buone (anzi, giubbotti di quel peso lì servirebbero anche a me!)
- il sushi del Wok
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